I reati ai tempi del Coronavirus: gli artt. 438 e 452 del Codice penale e l’art. 260, R.D. 23 Luglio 1934, n 1265 – Parte 2

Reati che possono essere commessi da persone fisiche contagiate o in quarantena

di Massimo Borgobello

 

Introduzione

 

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020 pone serie limitazioni alla mobilità delle persone e alle attività economiche. Specifica la restrizione alle persone fisiche era stata prevista dall’art. 3, lett. c), del provvedimento dell’8 marzo 2020.

Come è noto, il D.p.c.m. 8 marzo 2020, all’art. 1 lett. b) dispone che “ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) e’ fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante” (ripreso testualmente anche dall’art. 3); alla lett. c) dispone il “divieto assoluto  di  mobilita’  dalla  propria  abitazione  o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena  ovvero risultati positivi al virus” (ripreso testualmente anche dall’art. 2).

 

Quali sono i reati che possono essere commessi da persone fisiche contagiate o in quarantena?

 

Oggi intendiamo chiarire quali siano i reati che possono essere commessi violando le disposizioni del Dpcm da parte delle persone fisiche soggette alle limitazioni di chi è stato interessato da contagio o quarantena.

Le persone “con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C)” sono soggette ad una raccomandazione, che non trova un divieto cogente come quello cui è soggetto chi è in quarantena o chi è positivo al virus.

La violazione della quarantena o dell’isolamento previsto per chi è positivo determina, certamente, il reato di cui all’art. 260, Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265, che così dispone: Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000 a lire 800.000. Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata”.

Discorso diverso per chi presenta sintomatologia ma risulti negativo o non abbia fatto il test (se invece si è in attesa del test, si può affermare che la posizione sia del tutto equiparabile a quella di chi è in quarantena).

Questo per quanto concerne la “semplice” violazione degli obblighi: vediamo ora quali sono le condotte illecite con conseguenze per terzi.

 

Quali sono le condotte illecite con conseguenze per terzi?

 

L’art. 438 C.p. dispone che “chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo”.

Questa gravissima ipotesi di reato può essere integrata solo da chi, sapendo di essere contagiato, compia deliberatamente azioni finalizzate a contagiare quante più persone possibili.

Potenzialmente più frequente l’ipotesi prevista dall’art. 452 C.p.: “Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 (…omissis)” è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Questo reato può essere commesso da chi, sapendo di essere in quarantena o positivo al virus, contagi più persone per aver tenuto un comportamento imprudente, negligente o colposamente ignorando le disposizioni del D.p.c.m., senza l’intenzione di contagiare nessuno, ma agendo con leggerezza o disattenzione.

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