Imbattersi nel reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 Codice penale)

di Denaura Bordandini

 

Introduzione

 

Stiamo attraversando un periodo di difficoltà, il tempo sembra sospeso, l’autonomia e libertà di uscire di casa è stata compressa all’essenziale. Siamo tutti messi a dura prova, perchè – diciamocelo – uscire di casa a volte è una valvola di sfogo per ansie, preoccupazioni e stress.

A ciò si aggiunga che non siamo abituati a che la legge governi così da vicino le nostre libertà. Siamo abituati a poter circolare liberamente addirittura in tutta Europa ed ora, invece, ci troviamo a dover programmare le visite al supermercato.

Epidemiologi e governi chiedono a gran voce questo sacrificio collettivo per contenere il contagio per il bene di tutti. Ci viene richiesto di cambiare le nostre abitudini. Questo, nonostante l’impegno profuso, non è affare da poco.

I nostri spostamenti, quindi, devono avere una ragione, un motivo, che sia compreso tra le categorie contenute nel modello di autocertificazione ministeriale ormai noto a tutti (se hai ancora qualche dubbio al riguardo Ti invito a leggere l’articolo del Collega Massimo Borgobello clicca qui).

 

Il modello di autocertificazione ministeriale

 

Non si dubita che l’intento fosse di fornire una guida chiara e concisa, ma la realtà ha mille declinazioni e sfaccettature e tante e diverse sono le situazioni di ognuno di noi: era inevitabile si creasse confusione.

Le regole contenute nei decreti emanati dal Governo sono finalizzate a ridurre drasticamente la circolazione, portando le persone e una buona parte dei lavoratori, dipendenti ed autonomi, a stare a casa. Sono consentiti solamente spostamenti essenziali e non rinviabili, che potremo essere chiamati ad autocertificare a richiesta delle Forze dell’Ordine.

 

Il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 Codice penale)

 

Tralasciando le ipotesi degli irriducibili che volontariamente non intendono adeguarsi alle norme emergenziali, può capitare che qualcuno incappi nella commissione del reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 Codice penale) non avendo ben chiari la loro portata e finalità.

Le Forze dell’Ordine, in questo caso, verificano i dati anagrafici del trasgressore e chiedono di fornire il nome di un avvocato. Se si conosce un legale di propria fiducia potrà essere dato il suo nominativo con indicazione della sede dello studio legale o del Foro di appartenenza; diversamente verrà comunicato dagli agenti il nome di un avvocato nominato d’ufficio, di cui verranno dati i recapiti, indirizzo e numero di telefono, molto spesso anche l’email. Copia di questo atto, chiamato verbale di identificazione, viene consegnata.

E’ buona norma contattare l’avvocato, sia esso di Tua fiducia o nominato dall’ufficio, così da poter interloquire in merito all’accaduto con il professionista, il quale già potrà fornire informazioni utili. Non è consigliato reperire consigli “per sentito dire”. Ogni situazione ha tratti di specificità e così deve essere valutata e gestita.

Si deve assolutamente evitare di adirarsi con le Forze dell’Ordine che procedono all’atto di identificazione – è un loro preciso dovere, oltre che il loro compito. Non è di alcuna utilità e rischia di tramutarsi in un comportamento oltremodo dannoso, che può sfociare in altri reati.

Per quanto si ritenga la situazione ingiusta – potrebbe effettivamente esserlo – ricordo che gli agenti sono tenuti a comunicare alla Procura della Repubblica competente per territorio quanto avvenuto. Sarà poi quest’ultimo Ufficio a valutare se la situazione riportata abbia o meno rilievo penale.

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