Il Protocollo per il contrasto al Coronavirus sul lavoro – Le conseguenze penali per le Aziende che non si adeguano

di Massimo Borgobello

 

Introduzione

 

Chiariamo ora quali siano le conseguenze per le aziende che non si adeguino al “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 14 marzo 2020.

Posto che il protocollo integra e interpreta, in maniera condivisa, l’art. 1, comma 1, n. 9), del D.p.c.m. del 12 marzo 2020, la mera inosservanza anche di uno dei precetti contenuti nel Protocollo può determinare la sanzione penale di cui all’art. 650 Codice penale o di cui all’art. 260, Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (vedi articoli in questo blog).

Reati che andrebbero, inevitabilmente, a carico del legale rappresentante dell’Azienda e/o del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (R.S.P.P.).

Nel caso in cui il mancato adeguamento al protocollo sia causa di contagio per uno o più dipendenti, le conseguenze penali sarebbero significative: dall’imputazione per epidemia colposa (art. 452 Codice penale) in caso di contagio di più persone, a quella per lesioni personali colpose (art. 590 Codice penale) nel caso che la persona contagiata abbia una prognosi fino ai venti giorni, infine per omicidio colposo (art. 589 Codice penale), in caso di decesso determinato dal contagio.

Fermi restando tutti i distinguo del caso, e la necessità di nesso di causa tra condotta colposa, contagio, malattia ed esito infausto della stessa, le fattispecie astrattamente configurabili sono quelle indicate sopra.

 

Cosa fare per evitare qualunque rischio, sia sanitario che penale?

 

In primo luogo, adeguarsi al protocollo.

In secondo luogo, se non è già stato fatto, adeguare il D.V.R. (documento di valutazione rischi) e prevedere specifiche procedure, comunicate a tutto il personale nel modo più chiaro possibile.

In terzo luogo, ove possibile, adottare il criterio di massima precauzione, ossia adottare ogni procedura ritenuta di maggior tutela per il personale addetto.

 

Quali sono le conseguenze in caso di mancato adeguamento?

 

Le conseguenze, in caso di mancato adeguamento, come visto, possono essere molto rilevanti; valutiamole una per una, con l’avvertenza che questo è un articolo divulgativo e non scientifico/informativo e, quindi, dovrò semplificare.

Il reato di epidemia colposa è già stato oggetto di un altro articolo (clicca qui per leggerlo), ma qui è utile ricordare che se l’inosservanza delle norme del protocollo determinasse la diffusione di germi all’interno o all’esterno dell’azienda, il reato sarebbe integrato.

Si può portare ad esempio il mancato rispetto delle norme protocollari sulla gestione di una persona con sintomi virali (febbre e tosse) oppure il far venire a contatto fornitori esterni con persone potenzialmente infettate, con conseguente contagio esponenziale.

Se una persona risultasse positiva a causa del mancato rispetto delle norme protocollari, rientreremmo certamente nell’ambito delle lesioni colpose, semplici (1°comma dell’art. 590 C.p.), gravi o gravissime (2° comma dell’art. 590 C.p.) a seconda di quanto intensamente la persona contagiata sarà colpita dagli effetti del virus.

Nell’ipotesi precedente, in caso di decesso della persona contagiata, si avrebbe omicidio colposo (art. 589 C.p.).

La responsabilità penale andrebbe in capo, in primis, al legale rappresentate della società; poi in capo al R.S.P.P.  ed eventualmente al responsabile risorse umane, dipende dall’organigramma aziendale.

Il legale rappresentante potrebbe essere esente da responsabilità solo in casi limitatissimi, ossia se avesse avuto cura di effettuare un’analisi dei rischi impeccabile, conferito deleghe valide ed efficaci, impartito istruzioni operative chiare, cogenti ed efficaci ed avesse vigilato sulla corretta attuazione delle disposizioni, eventualmente esercitando un controllo sostitutivo.

Sarebbe certamente esente da colpa se, a fronte di tutto quanto sopra, il contagio fosse avvenuto per errore materiale del preposto adeguatamente formato, ferma restando la responsabilità per l’immediata gestione della situazione.

La colpa dell’organizzazione, comunque, sarebbe rilevante: l’art. 25 septies del D.lgs. 231/01 stabilisce che gli artt. 589 e 590 sono reati presupposto per la responsabilità amministrativa dell’ente da reato.

Ciò significa che un’azienda che per proprio profitto o vantaggio non si adegui o si adegui parzialmente o non adotti tutte le cautele possibili, risponde amministrativamente per il reato commesso dalla persona fisica.

In questo caso le ipotesi di profitto o vantaggio possono essere facilmente individuate. Solo per fare qualche esempio, nella più agevole produzione o erogazione del servizio bypassando le norme di sicurezza, nella mancata adozione per costi eccessivi di DPI adeguati, nella prosecuzione dell’attività con DPI inadeguati per scarsità di offerta degli stessi, nella non corretta gestione dei fornitori esterni per esigenze di speditezza del magazzino.

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