Il Protocollo per il contrasto al Coronavirus sul lavoro – Cosa è e, in breve, cosa prevede

di Massimo Borgobello

 

Introduzione

 

Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” del 14 marzo 2020  è stato sottoscritto dalle parti sociali su invito del Governo in attuazione dell’art. 1, comma 1, n. 9), del D.p.c.m. del 12 marzo 2020.

Questo articolo vuole offrire una breve panoramica sui precetti e sulle conseguenze relative alla mera inosservanza degli stessi: in seguito approfondiremo tematiche specifiche come le ipotesi di reato ai danni dei lavoratori, il trattamento dei dati personali e altro.

 

Di che cosa si tratta esattamente?

 

Il primo quesito che si deve porre il “tecnico” del diritto è: di che cosa si tratta esattamente? Perché, al di là del contenuto, la natura giuridica dell’atto ha implicazioni immediate in caso di inosservanza, soprattutto per le conseguenze civili e penali per l’azienda che non si adegui o che proceda in modo erroneo o difforme.

Ad avviso di chi scrive, si tratta di una fonte atipica subregolamentare di natura pattizia a carattere interpretativo ed integrativo.

In parole povere, integra e interpreta, in maniera condivisa, l’art. 1, comma 1, n. 9), del D.p.c.m. del 12 marzo 2020.

Questo significa che la mera inosservanza anche di uno dei precetti contenuti nel Protocollo può determinare la sanzione penale di cui all’art. 650 Codice penale o di cui all’art. 260, Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (vedi articoli in questo blog).

Reati che andrebbero, inevitabilmente, a carico del legale rappresentante dell’Azienda e/o del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (R.S.P.P.).

 

Cosa deve fare un’azienda per quanto riguarda i reparti che rimangono operativi?

 

Verifichiamo ora cosa deve fare un’azienda per quanto riguarda i reparti che rimangono operativi, ossia senza smartworking o altre soluzioni che prescindano dell’accesso ai locali.

In particolare, vi è un onere di informazione sugli obblighi sanitari, ed in particolare in presenza di febbre (oltre 37.5°) o altri sintomi influenzali corre l’obbligo di sollevare il lavoratore dalle mansioni lavorative per poter osservare la prescrizione della permanenza al proprio domicilio, oltre al fatto di non poter fare ingresso o di poter permanere in azienda e di doverlo dichiarare tempestivamente laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo di cui al protocollo.

L’informazione deve avvenire mediante affissione in luoghi visibili ed accessibili e deve essere chiara.

Il lavoratore deve dichiarare all’Ufficio personale la presenza di sintomi (febbre, tosse) sviluppatisi in azienda; quest’ultima, a quel punto, dovrà isolare la persona sintomatica e avvertire immediatamente le autorità sanitarie.

Deve essere anche reso noto che può essere richiesta la misurazione della temperatura corporea prima dell’ingresso in azienda e devono essere individuate procedure di ingresso, transito e uscita per i fornitori esterni.

L’accesso agli spazi comuni e agli spogliatoi deve essere contingentato, così come non devono avvenire contatti tra le persone nelle zone comuni; i lavoratori devono essere dotati di mascherine, guanti e dispositivi di protezione (DPI) se per esigenze produttive non possono essere collocati a più di un metro di distanza gli uni dagli altri.

L’azienda deve provvedere alla pulizia giornaliera ed alla sanificazione periodica dei locali in attività, ed è espressamente previsto “che nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione”.

Vanno sanificate anche le tastiere ed i devices, nonchè strumentazioni utilizzate.

Chi scrive ritiene che debba essere comunque utilizzato il principio di massima precauzione e, quindi, ad esempio, fornire DPI ai lavoratori anche se le distanze superano il metro.

Un aggiornamento del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi), a questo punto, si impone, anche per le ragioni (soprattutto legate alla responsabilità amministrativa da reato degli enti) che si vedranno negli articoli seguenti.

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