D.P.C.M. 22.3.2020: Aziende che non sospendono l’attività. Come comportarsi: aggiornamento del DVR o semplice appendice?

di Massimo Borgobello

 

Introduzione

 

Il D.p.c.m. del 22 marzo 2020, richiama espressamente, per le attività essenziali non sospese, il protocollo del 14 marzo 2020 tra Governo e parti sociali.

Ricordo che la mera inosservanza anche di uno dei precetti contenuti nel Protocollo può determinare la sanzione penale di cui all’art. 650 Codice penale o di cui all’art. 260, Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (vedi articoli in questo blog Clicca qui).

Reati che andrebbero, inevitabilmente, a carico del legale rappresentante dell’Azienda e/o del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (R.S.P.P.).

E’ ora necessario capire se, nell’ambito delle attività produttive essenziali o in quelle funzionali alla continuità delle filiere essenziali sia necessario modificare il DVR o se basti il rispetto del protocollo del 14 marzo.

Il rischio biologico da Covid-19 dovrebbe essere considerato un rischio di natura professionale solo per gli ambienti di lavoro sanitario o socio-sanitario.

E’ discutibile se, in un periodo di lockdown, il semplice fatto di continuare ad operare possa costituire un rischio professionale puro e semplice: in parole povere, se il solo fatto di uscire, recarsi e restare nel luogo di lavoro sia da considerare un aumento del rischio puro e semplice.

Se, infatti, fino alla fine del mese di febbraio 2020 si poteva parlare di un rischio esogeno, che non nasce all’interno dell’organizzazione aziendale, non prevenibile dal datore di lavoro e non legato alla mansione espletata ed alla relativa attività lavorativa, oggi la questione pare diversa.

 

Il combinato disposto del D.P.C.M. 22 marzo 2020 e del Protocollo del 14 marzo

 

Il combinato disposto del D.P.C.M. 22 marzo 2020 e del Protocollo del 14 marzo sembrano, infatti, indicare che il rischio sia insito in qualunque attività lavorativa aziendale non da remoto perché determina il potenziale contatto tra più persone e il conseguente aumento delle probabilità di contrarre il virus.

Chi scrive ritiene, quindi, che per le strutture sanitarie e socio-sanitarie il DVR debba essere (stato) necessariamente aggiornato; negli altri casi il principio di massima precauzione ed il combinato disposto degli artt. 2087 c.c., 17 e 271 D.LGS 81/2008 determinino comunque l’aggiornamento del DVR.

L’iter corretto dovrebbe essere, a questo punto, l’adozione di tutte le misure previste dal Protocollo del 14 marzo (che a questo punto ha valore normativo cogente) ed il conseguente aggiornamento del DVR.

Non solo: è necessario censire tutte le attività che potrebbero astrattamente essere svolte in maniera agile e le divisioni operative non necessarie.

La mancata effettuazione di queste operazioni individuazione, applicazione smart working dove possibile e chiusura divisioni non essenziali, sarebbero certamente in contrasto con il principio di massima precauzione.

Si deve inoltre segnalare che in queste stesse ore il Governo sta valutando se inasprire le sanzioni per chi trasgredisce il disposto del D.P.C.M. e che, quindi, la situazione è in piena evoluzione.

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