Attività produttive sospese: gestito una attività che rientra nella filiera di quelle ritenute necessarie. Come mi devo comportare?

di Denaura Bordandini

 

Introduzione

 

Il DPCM 22 marzo 2020 ha identificato, mediante un elenco di codici ATECO, le attività produttive che potranno proseguire, disponendo la sospensione fino al 3 aprile per le restanti. Questo elenco è stato rettificato con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 marzo 2020. Se sei iscritto alla newsletter potrai accedere all’ebook sull’analisi ragionata dei codici Ateco delle attività ritenute necessarie (clicca qui per iscriverti).

 

Il decreto prevede due clausole di flessibilità

 

Non si tratta di una norma draconiana dal momento che lo stesso decreto prevede due clausole di flessibilità. Sospensione, non significa chiusura, non per tutte le realtà almeno. Viene espressamente prevista la possibilità di proseguire l’attività, “se organizzate con modalità a distanza o lavoro agile”. In secondo luogo, sono espressamente consentite “le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità, e dei servizi essenziali”.

L’imprenditore che non ritrova nell’allegato 1 un codice Ateco riconducibile alla propria attività d’impresa deve interrogarsi: i servizi o la produzione da lui realizzati si inseriscono all’interno della filiera delle attività elencate?

 

Facciamo un po’ di ordine e chiarezza sui termini e concetti utilizzati.

 

Trattando il tema di attività produttive, con il termine filiera il legislatore ha inteso riferirsi alla catena di passaggi produttivi che precedono l’output di valore, sia esso un bene o un servizio.

Il carattere funzionale dell’attività deve essere inteso in senso di contributo, anche parziale, alla realizzazione della filiera. Deve rappresentare un anello, un segmento, della catena produttiva del prodotto (bene o servizio) ritenuto necessario.  In concreto, significa contribuire a parte del processo che permette l’arrivo della merce sullo scaffale del supermercato o dei farmaci in farmacia, oppure che permette l’utilizzo di un servizio per l’utente finale, come l’organizzazione di una videoconferenza per il consiglio di amministrazione di una banca, oppure per la conclusione di una negoziazione svolta da uno studio legale.

La recente normazione anticontagio ha promosso il lavoro agile, anche in deroga alle normative ordinarie. Anche la fattiva realizzazione della struttura per consentire di potenziare il lavoro agile per imprese e PA dipende dal contributo funzionale di imprese esterne che forniscono tali servizi e che non risultato inserite espressamente nell’elenco. Il fatto che queste aziende si rivelino funzionali a garantire la prosecuzione delle attività elencate dall’allegato 1 consente loro di poter proseguire senza sospensione.

In conclusione, se un’attività – pur non ricompresa nell’allegato 1 – risulta comunque parte della filiera di quelle attività ritenute essenziali o necessarie dalla normativa, potrà proseguire il proprio lavoro. Potrà farlo, tuttavia, limitatamente ai segmenti di produzione utili alle filiere di quei servizi ed attività consentiti.

 

Gli aspetti a cui, in questo caso, l’imprenditore deve prestare attenzione

 

L’imprenditore che rientra in questa categoria dovrà comunque prestare attenzione ad alcuni aspetti procedurali.

Innanzitutto, lo svolgimento di tali attività produttive è sottoposto alla condizione che sia preventivamente inviata una comunicazione al Prefetto della provincia ove l’impresa ha sede, a mezzo della quale deve essere data informazione specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e dei servizi attinenti alle attività consentite. Il Prefetto potrà comunque sospendere l’attività funzionale, se non ritiene sussistere le condizioni di funzionalità con le attività a priori autorizzate. Deve essere tenuto a mente che fino al momento in cui il Prefetto non deciderà per la sospensione dell’attività richiedente, questa potrà proseguire legittimamente “sulla base della comunicazione inviata”. Quest’ultima frase, contenuta nell’art. 11 co. 1 lett. g) del DPCM 22 marzo 2020, permette di identificare l’importanza nevralgica della comunicazione che – si ricorda – deve essere preventiva rispetto all’esecuzione dello svolgimento dell’attività. Non occorrerà inviare una richiesta per ogni incarico ricevuto: sarà sufficiente inviarne una unica, che descriva gli aspetti funzionali della propria azienda rispetto alle attività a priori autorizzate.

Eventuale ordinanza di sospensione potrà essere impugnata in via amministrativa; durante la pendenza dell’impugnazione, il provvedimento prefettizio sarà però valido ed efficacie e, pertanto, l’attività dovrà essere interrotta.

Un ulteriore aspetto, a cui ho già fatto cenno, è la natura del lavoro che potrà essere svolto. Ribadisco che, a mio parere, l’attività che potrà legittimamente proseguire sarà unicamente quella volta a garantire la filiera legata alle attività produttive di cui all’allegato 1.

Un altro esempio che si può portare è quello delle aziende sospese che producano componenti per strumenti riconvertiti alla produzione di materiale medico, come ad esempio le mascherine ffp2 e 3: è di questi giorni, infatti, la notizia che alcune aziende stanno utilizzando stampanti 3d per la produzione di questi presidi.

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