Impugnazione delle violazioni delle misure restrittive COVID-19

di Denaura Bordandini

 

Introduzione

 

L’art. 4 del decreto-legge n. 19/2020 prevede che il mancato rispetto delle misure urgenti per evitare la diffusione del COVD-19, come previste dall’art. 1 ed attuate dai DPCM, costituisca un illecito amministrativo punito con la sanzione pecuniaria da € 400,00 a € 3.000,00, della quale è previsto il raddoppio in caso di uso di veicolo.

In caso di violazione dell’obbligo di sospensione dell’attività produttiva, secondo le previsioni del DPCM 10 aprile 2020, è prevista la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. Medesima sorte in caso di mancata adozione delle misure anti-contagio per gli esercizi aperti al pubblico o di quelle previste dal Protocollo condiviso per i luoghi di lavoro.  In questo caso, se all’atto dell’accertamento della violazione si rende necessario impedire la prosecuzione o reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre – in via cautelare – la chiusura provvisoria dell’attività o esercizio per 5 giorni in attesa dell’irrogazione del provvedimento definitivo.

In caso di reiterazione della violazione la sanzione principale della multa viene raddoppiata e quella accessoria applicata nella misura massima di 30 giorni.

L’accertamento e la constatazione della violazione seguono le procedure di cui alla legge n. 689/1981.

Le sanzioni sono irrogate dal Prefetto del luogo dove è stato accertato il fatto, per quanto concerne la violazione delle misure previste dall’art. 1 del decreto-legge adottate tramite DPCM; quanto alla violazione delle misure adottate ex art. 3 dalle Regioni ovvero dai Sindaci, le sanzioni verranno irrogate dal Presidente della Regione o dal Sindaco competenti per territorio.

Il richiamo espresso all’art. 202 co. 1, 2 e 2.1 del decreto legislativo n. 285/1992 rende possibile il pagamento in misura ridotta, corrispondente al minimo della sanzione entro i 60 giorni ed alla ridotta del 30% se il pagamento è effettuato entro 5 giorni dalla contestazione o notificazione.

 

Passiamo ora ad esaminare come si impugnano le sanzioni.

 

La procedura di impugnazione segue le regole di cui alla Legge di Depenalizzazione, come modificata dal decreto legislativo n. 150/2011, ed ha come oggetto l’ordinanza-ingiunzione emessa dal Prefetto o da altra autorità di cui all’art. 3 del decreto-legge citato.

La difesa, tuttavia, può essere intrapresa anche prima. L’art. 18 prevede la possibilità di sollecitare l’autorità amministrativa all’emissione di un’ordinanza di archiviazione, mediante l’invio di scritti difensivi ed eventuali allegazioni documentali, nel termine dei 30 giorni dalla contestazione, con possibilità di fare richiesta di audizione (richiesta che non è associata ad alcun obbligo di accoglimento). Si apre così una fase di contraddittorio preventivo che dovrà necessariamente essere tenuto in adeguata considerazione da parte dell’autorità competente, come previsto dall’art. 18 della legge 689/1981 d dell’art. 3 della legge 241/90.

Qualora la tesi difensiva non venga accolta è emessa l’ordinanza-ingiunzione con indicazione motivata della sanzione. In caso di applicazione della misura accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività, dovrà essere scorporato il periodo già eventualmente scontato in via cautelare. Dalla ricezione della notificazione, decorre il termine di 30 giorni che vale per il pagamento, così come per l’impugnazione.

La procedura segue il rito del lavoro e sarà incardinata innanzi all’autorità giudiziaria del luogo in cui è stata commessa la violazione, a mente dell’art. 6 del decreto legislativo n. 150/2011.

La competenza è del Giudice di Pace, salvo i casi previsti dai commi 4 e 5, che prevedono la competenza del Tribunale, tra i quali l’ipotesi in cui le violazioni siano accertate nel contesto della “tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro” (comma 4 lettera a).

A tale proposito si segnala la lettera gg) dell’art. 1 del decreto-legge citato, che pone in capo al titolare dell’attività produttiva consentita, o al gestore, l’adozione di misure di contenimento del contagio da Covid-19 sui luoghi di lavoro, quali il distanziamento ed i DPI come mascherine, guanti, gel igienizzanti, come previste dal Protocollo condiviso per i luoghi di lavoro. Misure finalizzate alla sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro, poste a condizione della prosecuzione dell’attività, che rientrano pienamente nel tema della tutela del lavoro, materia di competenza del Tribunale.

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