Responsabilità della R.S.A. e delle Case per Anziani per contagio da Covid-19 . Ospiti e dipendenti: quali tutele?

di Massimo Borgobello

 

Introduzione

 

E’ di questi giorni la notizia che molte Procure della Repubblica hanno aperto dei fascicoli a carico dei dirigenti delle RSA in cui si sono verificati casi di contagio da Covid-19, seguite da ispezioni dei Nas nelle strutture.

Va detto che le notizie giornalistiche, così come le ipotesi di indagine, per quanto effettuate in maniera rigorosa, devono comunque passare più vagli per arrivare alla definizione di una situazione chiara e conclusiva, ossia la verità storica o giudiziaria.

Questo per dire che, al di là del clamore mediatico del momento, molto andrà verificato e molte ipotesi, oggi roboanti, verosimilmente verranno ridimensionate in maniera significativa.

 

Quali potranno essere in futuro i rimedi?

 

Ciò detto, vediamo quali sono le ipotesi concrete in campo e quali potranno essere, in futuro, i vari rimedi.

I reati ipotizzati sono, allo stato, omicidio colposo (plurimo) ed epidemia colposa. Sotto il profilo penale, quindi, l’unica tutela, consiste nel deposito di esposto alla Procura della repubblica competente.

Sotto il profilo risarcitorio, al contrario, si potrà procedere anche solo in sede civile, a patto che ne sussistano i presupposti.

La responsabilità della struttura per anziani, pubblica o privata, ha natura contrattuale e si basa o sul contratto stipulato dall’ospite (o da chi ha sottoscritto il contratto a favore dell’ospite, come ad esempio l’amministratore di sostegno) o sul contatto sociale, ossia sull’obbligazione che nasce dal rapporto che intercorre tra ospite e struttura.

 

La problematica delle cautele dovute per evitare il contagio

 

Ovviamente la problematica più delicata è quella delle modalità con cui è avvenuto il contagio e la verifica dell’impiego di tutte le dovute cautele per evitarlo da parte della struttura.

Le cautele dovute sono quelle derivanti dalle linee guida del settore e dalle conoscenze sul contagio da Covid-19 al momento in cui si è verificato.

Per semplicità potremmo dire che i temi più rilevanti sono l’eventuale omesso isolamento delle persone con sintomi influenzali compatibili con il Coronavirus e la mancata adozione di idonee misure per evitare o limitare le possibilità di contagio.

Per quanto attiene ai dipendenti eventualmente contagiati che avessero riportato sintomatologia importante, vi sarebbe una tutela analoga.

In ipotesi di mancata somministrazione di DPI ed istruzioni operative, è ipotizzabile una responsabilità anche di tipo penale.

A questa si affianca la responsabilità contrattuale da lavoro dipendente (ma analogo discorso può essere effettuato per soggetti esterni, quali cooperative di servizi che operino correntemente nella struttura): il contagio da Covid-19 può, a certe condizioni, essere considerato infortunio sul lavoro.

Evidentemente il discorso vale per chi, non informato dei rischi e privo di DPI o con protezioni inadeguate, abbia non solo contratto il virus ma abbia anche riportato dei danni: non potrebbe richiedere alcun risarcimento il “positivo” asintomatico.

Il nostro ordinamento, infatti, non risarcisce il danno evento ma solo il danno conseguenza, ossia quelle conseguenze dannose che sono suscettibili di una quantificazione economica.

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